Fondo Moggio

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Archivio dell’Abbazia di San Gallo in Moggio
ovvero
Fondo Moggio
 
 
 CENNI STORICI
 
L’Abbazia di San Gallo di Moggio [MOOSACH in tedesco da cui l’italiano mosacense] fu una fondazione benedettina che per oltre seicento anni, fino alla sua soppressione avvenuta nel 1776, fu il centro religioso, culturale e amministrativo per la zona montana del Canale del Ferro.
La sua fondazione è concordemente attribuita agli inizi del XII secolo, ma, mancando documentazione originale che ne dia conferma, la storia si confonde con la leggenda. La tradizione celebra il conte Cacellino il quale nel 1070, prossimo a partire per la Terra Santa, fondò un monastero benedettino dedicato alla Madonna, alla Trinità, alla Santa Croce, a San Gallo e altri Santi in prossimità del suo castello di Moggio ed elargì considerevoli rendite per il sostentamento dei monaci. La tradizione attribuisce l’organizzazione dei lavori al patriarca d’Aquileia Federico, che sarebbero stati conclusi nel 1072 dal successore Ulrico di Eppenstein, il quale, essendo anche abate del monastero di San Gallo in Svizzera, benedisse la prima comunità di dodici monaci. I dati storici, tuttavia non concordano esattamente:Federico fu patriarca dal 1084 al 1086, mentre Ulrico lo fu dal 1086 al 1121. Ulrico, tuttavia, (che apparteneva alla potente famiglia carinziana degli Eppenstein, imparentata con l’imperatore Enrico IV) fu protagonista del vivace dibattito sulle investiture, e, durante il suo governo della Chiesa aquileiese conservò il suo ruolo di abate di San Gallo che gli era stato assegnato dieci anni prima. Egli, anzi, non trascurò mai di beneficiare le istituzioni monastiche presenti nel territorio del Patriarcato. È ipotesi credibile, pertanto, che la fondazione dell’istituzione mosacense possa essere avvenuta tra il 1102 (anno delle prime donazioni in favore dell’abbazia) e il 1119 (data della consacrazione della chiesa annessa al monastero). L’abbazia di San Gallo di Moggio si configura così come monastero benedettino derivato dall’omonima abbazia svizzera, ma strutturato secondo la riforma del monastero di Hirsau ‘ come dimostra il confronto dei codici liturgici tra le diverse fondazioni monastiche (nessun codice rivela, infatti, la mano dello scriptorium svizzero).
 
 
 
 
DESCRIZIONE del FONDO
 
L’archivio non è integro. Parte dei documenti furono asportati per volontà della Serenissima (Provveditori sopra feudi) dopo che nel 1776 ne fu decretata la soppressione. Si conservano ora presso l’archivio di Stato di Venezia. La prima attività di riordino e sistemazione delle carte, in loco, fu curata dall’erudito Giuseppe Bini (1689 ‘ 1773) che, da arciprete della pieve di Gemona, fu vicario generale dell’abbazia mosacense (Archivio Bini). In seguito alla soppressione dell’istituzione, l’arcivescovo Gian Girolamo Gradenigo fu così lungimirante da ricoverare i codici manoscritti e i documenti d’archivio presso l’archivio di Udine. Riordini successivi dell’archivio mosacense risalgono al secondo dopoguerra per intervento degli archivisti ecclesiastici Domenico Garlatti (1892 ‘ 1975) e Guglielmo Biasutti (1904 ‘ 1985). Il fondo archivistico che raccoglie i documenti dell’Abbazia di Moggio ed è costituito da 43 buste è stato completamente reinventariato.
 
I documenti coprono un arco cronologico di cinque secoli, dal XIV secolo alla soppressione del 1776, e sono ripartiti nelle seguenti serie:
 

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